Quei 20 minuti a piedi che dividono casa mia da quella di Tommaso sono una miniera infinita di pensieri.
Scendi una scala che gira, apri due porte e ti ritrovi in strada. Sono le 3, i navigli ormai si sono svuotati, trovi poca gente per strada, per lo piu’ gente che probabilmente sta come me, tornando a casa.
Passi davanti a qualche pub, il macdonald, esamini lo sportello della banca e gli schermi accesi giorno e notte, attraversi meta’ piazza XXIV Maggio e ti trovi nella seconda meta’, all’altezza della porta, dove il pave’ e’ intarsiato dalle rotaie del tram.
Ti guardi un po’ attorno, tenti di non essere investito, e metre lo fai ti torna in mente lei, che quando doveva attraversare quel pezzo di strada si lamentava sempre perche’ diceva di preferire il giro largo e sicuro, mentre tu volevi fare in fretta, e tagliare la strada. Ti torna in mente che le dicevi se hai paura, chiudi gli occhietti e dammi la mano, attraversiamo assieme e non aver paura … Ti dava la mano, e allungando il passo, quasi correndo, sicuramente ridendo, si attraversava assieme anche quella parte di strada.
E mentre ci pensi, tenti di scacciare via quel pensiero dalla tua testa, perche’ tutto sommato era un pensiero dolce, troppo per il tuo stato mentale attuale.
Continui, cercando di non pensarci, ma a far compagnia a quell’idea ne arrivano altre, e piu’ cammini, piu’ tenti di fare in fretta, sperando che entrando in casa tutto passi subito. Negozio di vestiti, altro negozio di vestiti, distributore di sigarette, auditorium, pub, bar, bar, negozio… e sei a casa.
Sei a casa, ma i pensieri non ti hanno abbandonato ancora, ti seguono perche’ tutto sommato sono stronzi, bastardi e infami, godono all’idea di farti spendere mezz’ora in piu’ prima di addormentarti.
Ma io, ogni tanto, questa soddisfazione non gliela vorrei dare.









