… mentre si fa un lavoro potenzialmente pericoloso!
Giovedi, Motta. Si parte la mattina con mamma e Riqui, obiettivo sistemazione casa e potatura piante. Il viaggio parte male, litigo con entrambi i miei compagni di viaggio e si arriva a Motta tra uno scazzo e l’altro.
Come entro in giardino mi si stringe lo stomaco, tipo sbocco, poi pian piano e’ passata. Anche li, non e’ possibile uff che puntualmente questo e’ l’effetto che mi fa quella casa. L’ho guardata, rimirata, controllata, era proprio carina, proprio accogliente, eppure tutte le volte che vado mi si stringe lo stomaco e mi viene quasi da sboccare. Passo in bagno un po’ di attimi, mi lavo ripetutamente il volto cercando sollievo nella freschezza dell’acqua, mi scruto un po’ allo specchio.
Inizio il lavoro. Taglia di qui taglia di la tutto pare andare per il verso giusto fin tanto che la mia distrazione e la testa da altre parti non portano al fattaccio.
Il dito!
Se ve lo state domandando, si, fa male. Carne, unghia e carne sotto l’unghia, tutto tagliato e strappato da una nuovissima e bellissima sega che avevo acquistato per l’occasione. Ho bagnato la mia terra col mio sangue, potrei dire.
Prima di tornare a casa ho notato un bellissimo fiore di colore viola nella casetta delle tartarughe piccole, probabilmente piantato da me o da Sara, spuntato in questi giorni mentre il freddo ancora impedisce alle piccoline di tornare a scorrazzare per il giardino. Abbiamo sempre sbagliato il periodo giusto per piantare i bulbi, ma puntualmente ogni anno sono cresciuti (l’anno dopo!), e ogni anno mi hanno regalato un sorriso (e questa volta, ancora quella sensazione di stretta allo stomaco).
Metafora della vita?
Fede